Posted by: Semitismi | 22 July 2011

Pregiudizio e antisemitismo

Vorrei segnalare un articolo pubblicato ieri da Repubblica.

L’articolo riporta un ennesimo caso di antisemitismo: è ricomparso in rete l’elenco di professori, personalità pubbliche, magistrati ecc. ebrei. Liste di nomi e cognomi e accuse deliranti. 

Ricordo inoltre che il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) monitora e segnala questi fenomeni. E’ possibile trovare documentazione, statistiche e report sul portale Osservatorio sul Pregiudizio Antiebraico Contemporaneo.

 

Posted by: Semitismi | 20 July 2011

Nazih Abu Afash – Armi nere

Ho ritrovato una poesia tradotta l’anno scorso a lezione. L’autore, Nazih Abu Afash, è un poeta siriano. Nato nel 1946 nel nord ovest della Siria, è stato insegnante elementare. Le sue liriche sono caratterizzate da una forte opposizione al regime.

*   *   *

INTERROGATIVO

a Eros

I pugnali, le spade, le baionette, i coltelli,
le scuri, gli attrezzi per tagliar gole e lingue…
tutti questi ‘amabili’ strumenti son chiamati
dagli scienziati della morte:
ARMI BIANCHE !!…

Allora, cos’è che nei loro lessici può chiamarsi
ARMI NERE ?!

Forse… queste poesie!

Nazih Abu Afash
8 ottobre 1999

Nazih Abu Afash, Armi Nere, a cura di Eros Baldissera, Ancona, Cattedrale, 2010

Posted by: Semitismi | 14 June 2011

Il presidente a luci rosse (La Rivista Il Mulino)

La Rivista il Mulino – Lettere Internazionali (14 Giugno 2011)

L’8 maggio scorso, Moshe Katsav, ex presidente dello Stato di Israele, avrebbe dovuto iniziare a scontare la pena detentiva di sette anni cui è stato condannato il 22 marzo 2011 dalla Corte distrettuale di Tel Aviv. La precedente sentenza del 30 dicembre 2010 l’aveva dichiarato colpevole di violenza sessuale e molestie a danno di due donne impiegate nel suo ufficio presidenziale. [..]

 

Posted by: Semitismi | 12 June 2011

Un vento nuovo nel mondo arabo

Ragazzi ebrei e israeliani, originari dei paesi arabi, sostengono i giovani nella loro rivoluzione

Ruh Jedida (Un vento nuovo) è il titolo di una lettera aperta pubblicata nel 2011 sul blog Arab Jews e firmata da un nutrito gruppo di intellettuali, poeti, scrittori e artisti israeliani mizrahi [..]

(Peace Reporter, 12 Giugno 2011)

Posted by: Semitismi | 2 May 2011

Yom haShoa 2011 – יום השואה

Il 27 del mese di ebraico di Nissan in Israele si celebra Yom haZikaron laShoah ve-laGvurah, ossia Giorno della memoria dell’Olocausto e dell’eroismo. Alle 10 una sirena suona per due minuti. Il paese si ferma. Chiunque, si alza in piedi e rispetta il silenzio.

Quest’anno sarebbe dovuto cadere l’1 Maggio. Dal momento che il giorno comincia al tramonto (e fu sera e fu mattina) si sarebbe sovrapposto con la fine di shabbat per cui è stato posticipato di un giorno.

La scelta della data richiama un episodio di eroismo: la rivolta del ghetto di Varsavia il 19 Aprile 1943 durante Pesah.  Fu scelto di celebrare Yom haShoah secondo il calendario ebraico ma ovviamente non si sarebbe mai potuto sovrapporre a Pesah per cui è stato posticipato di una settimana dalla fine delle celebrazioni.

Già in passato ho trattato l’argomento. Riporto quindi i link, per non essere ripetitiva.

Yom haShoa veYom haZikaron

Yom haShoah

Posted by: Semitismi | 30 April 2011

Tefillin Barbie

La storia alle spalle dell’ideazione di Tefillin Barbie mi ha profondamente incuriosita e mi ha permesso di conoscere una realtà che mi era totalmente sconosciuta. Tefillin Barbie è una versione di Barbie per la quale Jen Taylor Friedman ha ideato e realizzato vari accessori. La bambola non è prodotta dalla Mattel già dotata di accessori, è possibile acquistare la bambola contattando direttamente l’ideatrice.

Si tratta di una Barbie che indossa tallit e tefillin, oggetti rituali ebraici legati alla preghiera durante i giorni feriali e tradizionalmente riservati agli uomini.

Jen Taylor Friedman ha un sito internet personale dal titolo programmatico ותכתב אסתר (WaTiktov Ester, Ed Ester Scrisse) con riferimento a Ester 9:29. Si definisce post-denominational halakhically-observant egalitarian Jewish ritual scribe and scholar*, ossia una copista e studiosa ebrea osservante halakhah egalitaria. Vive a New York City dove studia, si dedica attualmente alla stesura della sua terza Torah e insegna ad aspiranti copisti.

È la prima donna in tempi moderni ad aver scritto un Sefer Torah. Come lei stessa afferma in un’intervista, molto probabilmente in passato altre donne si sono cimentate nella scrittura rituale, ma non sono note. Racconta di aver deciso di diventare soferet Torah per coniugare l’abilità pratica e manuale con lo studio e il ragionamento. Una serie di circostanze l’hanno portata a incontrare Mordechai Pinchas e il concetto di scriba rituale. Ricevette la prima commissione durante la festa di Purim del 2004. Purim è una festività celebrata il 14 del mese di Adar (intorno a Febbraio) in cui si legge per l’appunto il Rotolo di Ester.

Jen Taylor Friedman sottolinea come nella propria attività di scriba la priorità sia data alla fede e solo come conseguenza esista un impatto politico e sociale d’impronta femminista. Per le sue attività si è infatti esposta a critiche provenienti dai settori più conservatori dal momento che la scrittura rituale è tradizionalmente maschile. La soferet ha giustificato le proprie posizioni citando fonti autorevoli ma non ha comunque mai voluto iniziare una rivoluzione femminista.

Tefillin Barbie si inserisce in questo quadro. Tallit e Tefillin sono oggetti rituali tradizionalmente maschili. Davanti alla domanda ‘tutte le Barbie dovrebbero indossarli?’ Jen Taylor Friedman, rispettosa delle varie sensibilità in seno all’Ebraismo contemporaneo, ha spiegato che nelle comunità in cui la divisione dei ruoli tra uomini e donne è ancora rispettata, non avrebbe senso. In compenso, nelle comunità che si professano egalitarie, è indispensabile. Spiega infatti che il non indossare i tefillin rappresenta o sminuire l’importanza dei tefillin o contraddire i principi egalitari professati dalla comunità stessa.

Le reazioni a Barbie Tefillin sono state le più disparate: dall’entusiamo allo scandalo. Molti hanno apprezzato l’intento educativo, altri invece non si sono identificati con il modello proposto.

* In particolare negli Stati Uniti, è possibile identificare alcune correnti principali: Ebraismo Ortodosso, Ebraismo Conservatore ed Ebraismo Riformato.


Posted by: Semitismi | 27 April 2011

Des hommes et des dieux

Des hommes et des dieux, tradotto in italiano con Uomini di Dio, è un film del 2010 di Xavier Beauvois. Racconta la storia vera di un gruppo di monaci francesi della comunità di Nostra Signora dell’Atlante a Tibhirine, in Algeria.  

Il film descrive in modo delicato, ma senza toni melensi, la vita semplice dei monaci e il rapporto stretto di reciproco rispetto e affetto con la popolazione locale musulmana.

Con la guerra civile, i monaci sono minacciati da gruppi terroristici islamisti ma al contempo non accettano nè di abbandonare la missione nè di accettare la protezione dell’esercito regolare. Continuano ad aiutare e a prestare cure mediche a chiunque si presenti al convento inimicandosi in questo modo le varie fazioni che li vorrebbero schierati.

Questo film mi ha colpito molto poichè ha la capacità di descrivere i protagonisti senza incensi: non sono eroi ma martiri silenziosi, uomini  mossi da un ideale prendono una posizione netta e precisa che li porta a decidere di non schierarsi da una parte o dall’altra e di non odiare i propri nemici.

Trailer Des hommes et des dieux  -  Trailer Uomini di Dio

Riporto una lettera aperta pubblicata da numerosi poeti, scrittori e intellettuali israeliani mizrahim sul sito arabjews.wordpress.com.

La lettera è rivolta ai giovani e non, appartenenti alla loro stessa generazione, impegnati in questo periodo nelle rivolte e nelle proteste che stanno avendo luogo in Medio Oriente e Nord Africa. Nella lettera viene espresso un forte sentimento di solidarietà, speranza e sostegno forte della consapevolezza di appartenere ad una comune cultura, storia e tradizione.

Un vento nuovo – 2011

Lettera aperta dei giovani israeliani originari dei paesi arabi e islamici ai propri coetanei in Medio Oriente e Nord Africa.

arabjews.wordpress.com, 11 Aprile 2011

Noi, come discendenti delle comunità ebraiche del mondo arabo e musulmano, del Maghreb e del Medio Oriente, e come seconda o terza generazione di mizrahim in Israele, osserviamo con emozione e grande curiosità il compito cruciale che hanno assunto molti uomini e donne della nostra generazione all’interno del mondo arabo nelle manifestazioni e nelle proteste a favore della libertà e del cambiamento. Noi ci identifichiamo con loro, abbiamo fiducia che le rivoluzioni in corso raggiungano lo stesso successo ottenuto in Tunisia ed Egitto e proviamo dolore e apprensione alla luce delle numerose perdite in Libia, Bahrein, Yemen, Siria e altrove.

La protesta della nostra generazione contro l’oppressione, contro regimi repressivi e corrotti, e il suo appello al cambiamento, alla libertà, alla istituzione di governi democratici che permettano la partecipazione dei cittadini ai processi politici, rappresentano un momento drammatico nella storia del Medio Oriente e del Nord Africa, lacerato da generazioni tra forze diverse, esterne e interne, che hanno schiacciato i diritti politici, economici e culturali della gran parte dei loro cittadini.

Noi siamo israeliani e siamo i discendenti degli ebrei che vissero in Medio Oriente e in Nord Africa per centinaia e migliaia di anni. I nostri padri e le nostre madri hanno contribuito allo sviluppo di quelle regioni e ne hanno costituito una parte. La cultura dei paesi islamici e il sentimento multi-generazionale di appartenenza a quelle regioni sono componenti inscindibili della nostra identità. Noi ci sentiamo partecipi della storia religiosa, culturale e linguistica del Medio Oriente e del Nord Africa, per quanto possiamo sembrare i figli dimenticati di quella storia. In primo luogo, in Israele lo stesso Stato vede se stesso e la propria cultura come a metà strada tra Europa e Nord America. La situazione è inoltre simile nel mondo arabo che ha accettato più volte la dicotomia tra ebrei e arabi, nonché l’immagine degli ebrei come europei, e ha preferito reprimere la storia degli ebrei arabi considerandola un capitolo marginale o inesistente del proprio passato. Infine, è necessario ammettere, le stesse comunità mizrahi, a causa del colonialismo occidentale, del nazionalismo ebraico e di quello arabo, hanno spesso sdegnato il proprio passato condiviso coi popoli arabi. Molte volte abbiamo tentato di integrarci nelle correnti più forti nella società, cancellando o minimizzando l’importanza del nostro passato. La memoria e la consapevolezza delle enormi influenze reciproche tra la cultura ebraica ed araba è stata messa alla prova nelle ultime generazioni ma è tuttavia possibile vederne i segni in molti aspetti della vita tra cui musica, preghiera, lingua e letteratura.

Desideriamo esprimere la nostra identificazione e la nostra speranza in questo momento di transizione nella storia del Medio Oriente e del Nord Africa. Speriamo che ci sarà spazio per libertà e giustizia e per la distribuzione equa delle risorse. Ci rivolgiamo ai figli e alle figlie della nostra generazione nel mondo arabo e musulmano, auspicando un dialogo onesto che ci coinvolga nella storia e nella cultura della regione.

Guardiamo con invidia alle immagini della Tunisia e di piazza Al-Tahrir alla luce della possibilità di organizzare una resistenza civile non violenta che riesca a trascinare centinaia di migliaia di persone nelle strade e nelle piazze e che costringa infine i regimi alle dimissioni. Anche noi viviamo in una realtà governativa che, nonostante la pretesa apparenza illuminata e democratica, non rappresenta gran parte della popolazione dello Stato, sia nei Territori Occupati che all’interno della linea verde. Questo regime calpesta i diritti economici della maggior parte dei cittadini, vive un processo di riduzione delle libertà democratiche, costruisce barriere di razzismo di fronte alla cultura orientale ebraica ed araba. Tuttavia, a differenza dei cittadini della Tunisia e dell’Egitto, noi siamo ancora lontani dalla capacità di creare solidarietà tra le varie fazioni e i vari gruppi, come invece si è visto in Egitto e Tunisia, siamo ancora lontani dalla capacità di unirci e camminare insieme, tutti gli abitanti, verso le piazze con la richiesta di un regime civile, economico e culturale giusto.

Come mizrahim in Israele, crediamo che la lotta per i diritti economici, sociali e culturali si basi sulla comprensione che il cambiamento politico non può dipendere dalle potenze occidentali che hanno sfruttato la nostra regione e i suoi cittadini per generazioni. Il cambiamento deve derivare da un dialogo intra-regionale e dalla connessione delle varie forme di opposizione attive oggi nei paesi arabi. Questo coinvolge nello specifico anche le lotte dei palestinesi con cittadinanza israeliana per eguali diritti economici e politici all’interno dello Stato e per la fine di politiche razziste, così come coinvolge i palestinesi che vivono sotto controllo militare nei Territori Occupati e a Gaza, che lottano per la fine dell’occupazione e il riconoscimento dell’indipendenza.

Nella nostra lettera precedente, scritta in seguito al discorso di Obama al Cairo nel 2009, abbiamo annunciato il sorgere di una identità mediorientale democratica e la nostra partecipazione ad essa. Adesso speriamo che la nostra generazione in tutto il mondo arabo, islamico ed ebraico, sia una generazione di ponti rinnovati, che superi i muri di ostilità delle generazioni precedenti, che rinnovi il dialogo profondo, senza cui non possiamo capire noi stessi, tra ebrei, sunniti, sciiti e cristiani, tra arabi, curdi, berberi, turchi e iraniani, tra sefarditi e ashkenaziti, tra palestinesi e israeliani. Eredi di un passato comune, guardiamo con immedesimazione e speranza a un futuro condiviso. Crediamo nel dialogo all’interno della regione allo scopo di riparare e restaurare tutto ciò che è stato distrutto dalle ultime generazioni, come via per rinnovare il modello di partecipazione islamica, ebraica e cristiana dell’Andalusia, con l’aiuto di Dio, Inshallah, e come apertura verso una nuova epoca d’oro culturale e storica dei nostri paesi. Questa epoca d’oro non può essere realizzata senza una cittadinanza eguale e democratica, senza una giusta distribuzione delle risorse economiche, senza pari opportunità, senza pari accesso all’istruzione, senza uguaglianza tra donne e uomini, e senza l’accettazione di tutti gli uomini indipendentemente dalla fede, razza, status, sesso, orientamenti sessuali, etnia, come componenti eguali nella costruzione di una società nuova. A questo noi aspiriamo. Siamo impegnati a raggiungere questi obiettivi attraverso un dialogo costante tra tutti i cittadini della regione così come attraverso il nostro dialogo con le diverse comunità ebraiche in Israele e nel mondo.

Firmatari: Shva Salhoov (Libia), Naama Gershy (Serbia, Yemen), Yael Ben-Yefet (Iraq, Aden), Leah Aini (Grecia, Turchia), Yael Berda (Tunisia), Aharon Shem-Tov (Iraq, Kurdistan Iraniano), Yosi Ohana (nato in Marocco), Yali Hashash (Libia, Yemen), Yonit Naaman (Yemen, Turchia), Orly Noy (nata in Iran), Gadi Alghazi (Yugoslavia, Egitto), Mati Shemoelof (Iran, Iraq, Siria), Eliana Almog (Yemen, Germania), Yuval Evri ((Iraq), Ophir Tubul (Marocco, Algeria), Moti Gigi (Marocco), Shlomit Lir (Iran), Ezra Nawi (Iraq), Hedva Eyal (Iran), Eyal Ben-Moshe (Yemen), Shlomit Binyamin (Cuba, Siria, Turchia), Yael Israel (Turchia, Iran), Benny Nuriely (Tunisia), Ariel Galili (Iran), Natalie Ohana Evry (Marocco, Gran Bretagna), Itamar Toby Taharlev (Marocco, Gerusalemme, Egitto), Ofer Namimi (Iraq, Marocco), Amir Banbaji (Siria), Naftali Shem-Tov (Iraq, Kurdistan Iraniano), Mois Benarroch (nato in Marocco), Yosi David (Tunisia, Iran), Shalom Zarbib (Algeria), Yardena Hamo (Kurdistan Iracheno), Aviv Deri (Marocco) Menny Aka (Iraq), Tom Fogel (Yemen, Polonia), Eran Efrati (Iraq), Dan Weksler Daniel (Siria, Polonia, Ucraina), Yael Gidnian (Iran), Elyakim Nitzani (Libia, Iran, Italia), Shelly Horesh-Segel (Marocco), Yoni Mizrahi (Kurdistan), Betty Benbenishti (Turchia), Chen Misgav (Iraq, Polonia), Moshe Balmas (Marocco), Tom Cohen (Iraq, Polonia, Inghilterra), Ofir Itah (Marocco), Shirley Karavani (Tunisia, Libia, Yemen), Lorena Atrakzy (Argentina, Iraq), Asaf Abutbul (Polonia, Russia, Marocco), Avi Yehudai (Iran), Diana Ahdut (Iran, Gerusalemme), Maya Peretz (Nicaragua, Marocco), Yariv Moher (Marocco, Germania), Tami Katzbian (Iran), Oshra Lerer (Iraq, Marocco), Nitzan Manjam (Yemen, Germania, Finlandia), Rivka Gilad (Iran, Iraq, India), Oshrat Rotem (Marocco), Naava Mashiah (Iraq), Zamira Ron David (Iraq) Omer Avital (Marocco, Yemen), Vered Madar (Yemen), Ziva Atar (Marocco), Yossi Alfi (nato in Iraq), Amira Hess (nata in Iraq), Navit Barel (Libia), Almog Behar (Iraq, Turchia, Germania).

La lista è aperta a chiunque desideri partecipare.

רוח ג’דידה / רוח חדשה 2011 

מכתב בנות ובני יוצאי ארצות ערב והאיסלאם בישראל לבנות ובני דורנו במזרח התיכון ובצפון אפריקה

אנחנו, כצאצאיות וצאצאים לקהילות היהודיות בעולם הערבי והמוסלמי, במשרק ובמגרב, וכדור שני ושלישי של מזרחים בישראל, מתבוננים בהתרגשות רבה ובסקרנות עצומה בתפקיד המרכזי שתופסים באומץ כה רב הנשים והגברים בני דורנו ברחבי העולם הערבי בהפגנות ובמחאות למען חירות ושינוי. אנו מלאי הזדהות ותקווה באשר לעתיד המהפכות שזכו להצלחה, בתוניסיה ובמצרים, וחשים כאב ומתח לאור אובדן החיים הרב בלוב, בחריין, תימן, סוריה ומקומות נוספים.

המחאה של בני דורנו כנגד הדיכוי, כנגד משטרים משעבדים ומנצלים, והקריאה לשינוי, לחירות ולכינון משטרים דמוקרטיים, אשר יאפשרו את השתתפות האזרחים בתהליכים הפוליטיים, מסמלת רגע דרמטי בהיסטוריה של המזרח-התיכון וצפון-אפריקה שנקרע מזה דורות בין כוחות שונים, חיצוניים ופנימיים, אשר רמסו את זכויותיהם הפוליטיות, הכלכליות והתרבותיות של רוב אזרחיו.

אנחנו ישראלים, ואנחנו צאצאים ליהודים שחיו במזרח התיכון ובצפון-אפריקה במשך מאות ואלפי שנים. אבותינו ואמהותינו תרמו להתפתחות תרבות האזור, והיוו חלק ממנה. כך גם עבורנו, תרבות ארצות האיסלאם ותחושת השייכות רבת הדורות לאזור הן חלק בלתי נפרד מזהותנו. אנחנו חשים שותפות להיסטוריה הדתית, התרבותית והלשונית של המרחב המזרח-תיכוני והצפון-אפריקאי, אף על פי שדומה ש”נשכחנו” כבני היסטוריה זאת: ראשית בישראל, המדמיינת עצמה כמצויה בין יבשת אירופה לבין צפון-אמריקה; שנית בעולם הערבי, אשר דומה כי קיבל פעמים רבות את הדיכוטומיה בין יהודים לערבים ואת הדמיון של היהודים כאירופאים, והעדיף להדחיק את ההיסטוריה של היהודים-הערבים כפרק שולי בעברו, או ככזה שכלל לא התקיים; ושלישית, יש להודות, בתוך הקהילות המזרחיות עצמן, אשר פעמים רבות, בעקבות הקולוניאליזם המערבי, הלאומיות היהודית והלאומיות הערבית, התביישו בעבר המשותף להן ולעמי ערב, וכך פעמים רבות ניסינו להשתלב בזרמים החזקים יותר בחברה, תוך מחיקה או צמצום של עברנו. ההשפעות ההדדיות העצומות בין התרבות היהודית לערבית היו נתונות לניסיון מחיקה קשה בדורות האחרונים, אך גם ניתן להבחין בסימניהן במרחבים רבים בחיים, ביניהם המוזיקה, התפילה, הלשון והספרות.

אנחנו מבקשים לבטא את ההזדהות ואת התקוות שלנו בשלב זה של מעבר דורות בהיסטוריה המזרח-תיכונית והצפון-אפריקאית, ומקווים כי הוא יביא פתח לחירויות ולצדק, ולחלוקה הוגנת של המשאבים של האזור, ופונים אל בנות ובני דורנו בעולם הערבי והמוסלמי בשאיפה לדיאלוג כן אשר יכיל אותנו בתוך ההיסטוריה והתרבות של האזור.

התבוננו בתמונות מתוניסיה ומכיכר א-תחריר בקנאה, לאור היכולת לארגן התנגדות אזרחית לא אלימה אשר הצליחה להוציא מאות אלפים אל הרחובות והכיכרות, ואילצה בסופו של דבר את השליטים להתפטר. גם אנחנו חיים במציאות שלטונית שעל אף התיימרותה להציג חזות נאורה ודמוקרטית אינה מייצגת חלקים נרחבים מאוכלוסיית המדינה, בשטחים ובתוך הקו הירוק, רומסת את הזכויות הכלכליות של רוב האזרחים, נמצאת בתהליך של צמצום החירויות הדמוקרטיות, ובונה חומות גזעניות מול תרבות המזרח היהודית והערבית. אך בשונה מאזרחי תוניסיה ומצרים אנחנו עדיין רחוקים מן היכולת ליצור סולידריות בין הקבוצות השונות כמו זו שנראתה במצרים ובתוניסיה, להתאחד ולצעוד יחדיו, כלל התושבים, אל הכיכרות בתביעה למשטר צודק, אזרחית, כלכלית ותרבותית.

אנו מאמינים כי המאבק שלנו כמזרחים בישראל על זכויותינו הכלכליות, החברתיות והתרבותיות, נשען על ההבנה ששינוי פוליטי אינו יכול להישען על מעצמות המערב אשר ניצלו את אזורנו ואת אזרחיו לאורך דורות ארוכים. שינוי חייב לנבוע מתוך דיאלוג פנים אזורי, ומתוך חיבור למאבקים השונים המתנהלים כיום בארצות ערב, ובאופן ספציפי גם למאבקים של הפלסטינים אזרחי ישראל, לזכויות פוליטיות וכלכליות שוות בתוך מדינת ישראל, ועצירת דחיקתם הגזענית, ושל הפלסטינים בגדה ובעזה, החיים תחת כיבוש צבאי, בתביעתם לסיום הכיבוש ולעצמאות.

במכתבנו הקודם קראנו בעקבות נאום אובמה בקהיר ב-2009 לעליית הזהות המזרח-תיכונית הדמוקרטית ולשותפותנו בתוכה. עתה אנו מקווים כי הדור שלנו, בכל רחבי העולם הערבי, המוסלמי והיהודי, יהיה דור של גשרים מחודשים, שידלגו על פני החומות והאיבה של הדורות הקודמים, ויחדשו את הדיאלוג העמוק, שאנחנו איננו יכולים להבין את עצמנו בלעדיו, בין יהודים, סונים, שיעים ונוצרים, בין ערבים, כורדים, בֶּרְבֶּרִים, תורכים ופרסים, בין מזרחים לאשכנזים, בין פלסטינים לישראלים. כבעלי עבר משותף אנו מביטים בהזדהות ובתקווה גם אל עבר העתיד. אנחנו מאמינים בדיאלוג הפנים אזורי, שמטרתו לתקן ולשקם את כל מה שנהרס בדורות האחרונים, כמפתח לחידוש מודל השותפות המוסלמי-יהודי-נוצרי של אנדלוס, בעזרת השם, אינשאללה, וכפתח לתור-זהב תרבותי והיסטורי של ארצותינו. תור-זהב זה לא יוכל להיווצר ללא אזרחות דמוקרטית שווה, ללא צדק חלוקתי כלכלי במשאבים ובהזדמנויות ובחינוך, ללא שיוויון בין נשים וגברים, וקבלת בני האדם כולם, על אמונתם, צבעם, מעמדם, מינם, נטיותיהם המיניות ועדתם, כחלקים שווים בבניית החברה החדשה לה אנו שואפים. אנו מחוייבים להשגת מטרות אלו, בדיאלוג מתמיד בין כל אזרחי האזור, ובדיאלוג שלנו עם יהודים מקבוצות שונות בארץ ובעולם.

על החתום:

שבא סלהוב (לוב), נעמה גרשי (תימן, סרביה), יעל בן-יפת (עיראק, עדן), לאה איני (נשדידן-תורכיה, יוון), יעל ברדה (תוניסיה), אהרון שם-טוב (כורדיסטאן האיראנית, עיראק), יוסי אוחנה (יליד מרוקו), יאלי השש (תימן, לוב), יונית נעמן (תימן, תורכיה), אורלי נוי (ילידת איראן), גדי אלגזי (מצרים, יוגוסלביה), מתי שמואלוף (סוריה, עיראק, איראן), אליענה אלמוג (תימן, גרמניה), יובל עברי (עיראק), אופיר טובול (מרוקו, אלג’יריה), מוטי גיגי (מרוקו), שלומית ליר (איראן), עזרא נאווי (עיראק), חדוה אייל (איראן), אייל בן-משה (תימן), שלומית בנימין (תורכיה, סוריה, קובה), יעל ישראל (איראן, תורכיה), בני נוריאלי (תוניסיה), אריאל גלילי (איראן), נתלי אוחנה-עברי (מרוקו, בריטניה), איתמר טובי טהרלב (מצרים, ירושלים, מרוקו), עופר נמימי (עיראק, מרוקו), אמיר בנבג’י (סוריה), נפתלי שם-טוב (כורדיסטאן האיראנית, עיראק), מואיז בן-הראש (יליד מרוקו), יוסי דוד (איראן, תוניסיה), שלום זרביב (אלג’יריה), ירדנה חמו (כורדיסטאן העיראקית), אביב דרעי (מרוקו), מני אקא (עיראק), תום פוגל (תימן, פולין), ערן אפרתי (עיראק), דן וקסלר דניאל (סוריה, פולין, אוקראינה), יעל גידניאן (איראן), אליקים ניצני (לבנון, איראן, איטליה), שלי חורש-סגל (מרוקו), יוני מזרחי (כורדיסטאן), אופיר איטח (מרוקו), בטי בנבנישתי (תורכיה), חן משגב (עיראק, פולין), משה בלמס (מרוקו), תום כהן (עיראק, פולין, אנגליה), שירלי קרוואני (תימן, לוב, תוניסיה), לורנה אטרקצי (עיראק, ארגנטינה), אסף אבוטבול (מרוקו, רוסיה, פולין), אבי יהודאי (איראן), דיאנה אחדות (איראן, ירושלים), מאיה פרץ (מרוקו, ניקרגואה), יריב מוהר (מרוקו, גרמניה), תמי קצביאן (איראן), אושרה לרר (עיראק, מרוקו), ניצן מנג’ם (תימן, פינלנד, גרמניה), רבקה גילעד (עיראק, איראן, הודו), אושרת רותם (מרוקו), נאווה משיח (עיראק), שרי אהרוני (עיראק, ארצות-הברית), ג’מילה יפית ביסו (ילידת סוריה), יגאל דוד (עיראק, מרוקו), זמירה רון דוד (עיראק), עומר אביטל (מרוקו, תימן), ורד מדר (תימן), זיוה עטר (מרוקו), יוסי אלפי (יליד עיראק), אמירה הס (ילידת עיראק), נוית בראל (לוב), אלמוג בהר (עיראק, תורכיה, גרמניה)

הרשימה פתוחה למצטרפות ולמצטרפים נוספים

La Rivista il Mulino – Lettere Internazionali (28 Gen 2011)

Lo scorso ottobre, in concomitanza con la presentazione del bilancio dello stato per l’anno 2011, Moshe Gafni, presidente della commissione delle finanze della Knesset, ha presentato la proposta di incrementare i fondi destinati alle borse di studio per gli studenti delle yeshiva, gli studenti ebrei ultraortodossi che si dedicano allo studio dei testi sacri. [...]

Posted by: Semitismi | 26 January 2011

Il giorno della memoria – Almog Behar

In occasione del Giorno della memoria, vorrei riportare due poesie di Almog Behar. Almog Behar è un giovane poeta israeliano nato nel 1978 a Netanya da una famiglia di origini irachene.

 

שורות לפרימו לוי

בַמקום ממנו אף תפילה לא תציל

כל המילים הן תפילות, וגם שתיית

מרק מפינכה נעשית ניגון של תפילה.

והמכות, והקור, והרעב, והמספר המוטבע ביד,

לקוחים גם הם ממחזור התפילות.

כשנפתחו שעריי אושוויץ הכבדים ויצאו צללי האנשים

ישב אלוהים סמוך לַפתח וּבכה וּביקש מחילה

והתפלל לעמו שיסלח לו. סליחות אדם

לאדם אין מהן מנוס,

 

אין נורא מסליחה לאלוהים

 

Lines to Primo Levi

In the place where no prayer can save

all words are prayers, and drinking

soup from a dish also becomes a melody of prayer.

And the blows, and the cold, and the hunger and the number tattooed on your arm

are taken from the prayer book too.

When the heavy gates of Auschwitz opened and the shadows of the people emerged

God sat near the opening and wept and begged forgiveness

and prayed to his people to absolve him. It is inevitable

that men forgive one another,

 

there is nothing worse than forgiving God.

 

Versi per Primo Levi

Nel luogo dove nessuna preghiera può salvare

tutte le parole sono preghiere, e bere

minestra da un piatto diventa la melodia di una preghiera.

E i colpi, e il freddo, e la fame e il numero tatuato sul tuo braccio

anch’essi sono estratti da un libro di preghiere.

Quando i pesanti cancelli di Auschwitz si aprirono e le ombre delle persone ne emersero

Dio sedeva vicino all’apertura e piangeva e implorava perdono

e pregava il suo popolo di assolverlo. E’ inevitabile

che un uomo ne perdoni un altro,

 

non c’è nulla di peggio che perdonare Dio.

 

*    *    *

 

מִדרש לְבֵית הַמִקְדש הַחדש

הַתפִילוֹת החלִיפוּ אֶת עבוֹדת הַקוֹרבנוֹת

כְשֶאלוהים החרִיב את בֵית הַמקדש וּפיזר את יִשראל בַעמִים

וְאז קִיבצוּ הַגרמנִים אֶת נִדחֵי יִשראל

וּבִיטלוּ אֶת הַתפִילוֹת וְהשִיבוּ אֶת עבוֹדת הַקוֹרבנוֹת לְבתֵי הַמִקדש

הַחדשִים שֶהם בנוּ עַל אדמת אֵירוֹפָה

 

Midrash for the new Temple

Prayers replaced sacrifices

when God destroyed the Temple

and scattered Israel among the nations.

And than the Germans gathered

The distant children of Israel

And abolished the prayers

And restored the sacrifices

To the new temples they built in Europe.

 

Midrash per il nuovo Tempio

Le preghiere sostituirono i sacrifici

quando Dio distrusse il Tempio

e sparpagliò Israele tra le nazioni.

In seguito i tedeschi raccolsero

i distanti figli di Israele

e abolirono le preghiere

e restaurarono i sacrifici

per i nuovi templi che avevano costruito in Europa.

 

[Il termine olocausto indica il sacrificio crudento in cui la vittima è arsa interamente ed è quindi totalmente dedicata alla divinità. Presso il Tempio di Gerusalemme avevano luogo anche altri tipi di sacrifici: sacrifici cruenti parziali (in cui parte della vittima rimaneva a disposizione dei sacerdoti) e sacrifici non cruenti (vino, frumento, primizie).]

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