Riporto una lettera aperta pubblicata da numerosi poeti, scrittori e intellettuali israeliani mizrahim sul sito arabjews.wordpress.com.
La lettera è rivolta ai giovani e non, appartenenti alla loro stessa generazione, impegnati in questo periodo nelle rivolte e nelle proteste che stanno avendo luogo in Medio Oriente e Nord Africa. Nella lettera viene espresso un forte sentimento di solidarietà, speranza e sostegno forte della consapevolezza di appartenere ad una comune cultura, storia e tradizione.
Lettera aperta dei giovani israeliani originari dei paesi arabi e islamici ai propri coetanei in Medio Oriente e Nord Africa.
Noi, come discendenti delle comunità ebraiche del mondo arabo e musulmano, del Maghreb e del Medio Oriente, e come seconda o terza generazione di mizrahim in Israele, osserviamo con emozione e grande curiosità il compito cruciale che hanno assunto molti uomini e donne della nostra generazione all’interno del mondo arabo nelle manifestazioni e nelle proteste a favore della libertà e del cambiamento. Noi ci identifichiamo con loro, abbiamo fiducia che le rivoluzioni in corso raggiungano lo stesso successo ottenuto in Tunisia ed Egitto e proviamo dolore e apprensione alla luce delle numerose perdite in Libia, Bahrein, Yemen, Siria e altrove.
La protesta della nostra generazione contro l’oppressione, contro regimi repressivi e corrotti, e il suo appello al cambiamento, alla libertà, alla istituzione di governi democratici che permettano la partecipazione dei cittadini ai processi politici, rappresentano un momento drammatico nella storia del Medio Oriente e del Nord Africa, lacerato da generazioni tra forze diverse, esterne e interne, che hanno schiacciato i diritti politici, economici e culturali della gran parte dei loro cittadini.
Noi siamo israeliani e siamo i discendenti degli ebrei che vissero in Medio Oriente e in Nord Africa per centinaia e migliaia di anni. I nostri padri e le nostre madri hanno contribuito allo sviluppo di quelle regioni e ne hanno costituito una parte. La cultura dei paesi islamici e il sentimento multi-generazionale di appartenenza a quelle regioni sono componenti inscindibili della nostra identità. Noi ci sentiamo partecipi della storia religiosa, culturale e linguistica del Medio Oriente e del Nord Africa, per quanto possiamo sembrare i figli dimenticati di quella storia. In primo luogo, in Israele lo stesso Stato vede se stesso e la propria cultura come a metà strada tra Europa e Nord America. La situazione è inoltre simile nel mondo arabo che ha accettato più volte la dicotomia tra ebrei e arabi, nonché l’immagine degli ebrei come europei, e ha preferito reprimere la storia degli ebrei arabi considerandola un capitolo marginale o inesistente del proprio passato. Infine, è necessario ammettere, le stesse comunità mizrahi, a causa del colonialismo occidentale, del nazionalismo ebraico e di quello arabo, hanno spesso sdegnato il proprio passato condiviso coi popoli arabi. Molte volte abbiamo tentato di integrarci nelle correnti più forti nella società, cancellando o minimizzando l’importanza del nostro passato. La memoria e la consapevolezza delle enormi influenze reciproche tra la cultura ebraica ed araba è stata messa alla prova nelle ultime generazioni ma è tuttavia possibile vederne i segni in molti aspetti della vita tra cui musica, preghiera, lingua e letteratura.
Desideriamo esprimere la nostra identificazione e la nostra speranza in questo momento di transizione nella storia del Medio Oriente e del Nord Africa. Speriamo che ci sarà spazio per libertà e giustizia e per la distribuzione equa delle risorse. Ci rivolgiamo ai figli e alle figlie della nostra generazione nel mondo arabo e musulmano, auspicando un dialogo onesto che ci coinvolga nella storia e nella cultura della regione.
Guardiamo con invidia alle immagini della Tunisia e di piazza Al-Tahrir alla luce della possibilità di organizzare una resistenza civile non violenta che riesca a trascinare centinaia di migliaia di persone nelle strade e nelle piazze e che costringa infine i regimi alle dimissioni. Anche noi viviamo in una realtà governativa che, nonostante la pretesa apparenza illuminata e democratica, non rappresenta gran parte della popolazione dello Stato, sia nei Territori Occupati che all’interno della linea verde. Questo regime calpesta i diritti economici della maggior parte dei cittadini, vive un processo di riduzione delle libertà democratiche, costruisce barriere di razzismo di fronte alla cultura orientale ebraica ed araba. Tuttavia, a differenza dei cittadini della Tunisia e dell’Egitto, noi siamo ancora lontani dalla capacità di creare solidarietà tra le varie fazioni e i vari gruppi, come invece si è visto in Egitto e Tunisia, siamo ancora lontani dalla capacità di unirci e camminare insieme, tutti gli abitanti, verso le piazze con la richiesta di un regime civile, economico e culturale giusto.
Come mizrahim in Israele, crediamo che la lotta per i diritti economici, sociali e culturali si basi sulla comprensione che il cambiamento politico non può dipendere dalle potenze occidentali che hanno sfruttato la nostra regione e i suoi cittadini per generazioni. Il cambiamento deve derivare da un dialogo intra-regionale e dalla connessione delle varie forme di opposizione attive oggi nei paesi arabi. Questo coinvolge nello specifico anche le lotte dei palestinesi con cittadinanza israeliana per eguali diritti economici e politici all’interno dello Stato e per la fine di politiche razziste, così come coinvolge i palestinesi che vivono sotto controllo militare nei Territori Occupati e a Gaza, che lottano per la fine dell’occupazione e il riconoscimento dell’indipendenza.
Nella nostra lettera precedente, scritta in seguito al discorso di Obama al Cairo nel 2009, abbiamo annunciato il sorgere di una identità mediorientale democratica e la nostra partecipazione ad essa. Adesso speriamo che la nostra generazione in tutto il mondo arabo, islamico ed ebraico, sia una generazione di ponti rinnovati, che superi i muri di ostilità delle generazioni precedenti, che rinnovi il dialogo profondo, senza cui non possiamo capire noi stessi, tra ebrei, sunniti, sciiti e cristiani, tra arabi, curdi, berberi, turchi e iraniani, tra sefarditi e ashkenaziti, tra palestinesi e israeliani. Eredi di un passato comune, guardiamo con immedesimazione e speranza a un futuro condiviso. Crediamo nel dialogo all’interno della regione allo scopo di riparare e restaurare tutto ciò che è stato distrutto dalle ultime generazioni, come via per rinnovare il modello di partecipazione islamica, ebraica e cristiana dell’Andalusia, con l’aiuto di Dio, Inshallah, e come apertura verso una nuova epoca d’oro culturale e storica dei nostri paesi. Questa epoca d’oro non può essere realizzata senza una cittadinanza eguale e democratica, senza una giusta distribuzione delle risorse economiche, senza pari opportunità, senza pari accesso all’istruzione, senza uguaglianza tra donne e uomini, e senza l’accettazione di tutti gli uomini indipendentemente dalla fede, razza, status, sesso, orientamenti sessuali, etnia, come componenti eguali nella costruzione di una società nuova. A questo noi aspiriamo. Siamo impegnati a raggiungere questi obiettivi attraverso un dialogo costante tra tutti i cittadini della regione così come attraverso il nostro dialogo con le diverse comunità ebraiche in Israele e nel mondo.
Firmatari: Shva Salhoov (Libia), Naama Gershy (Serbia, Yemen), Yael Ben-Yefet (Iraq, Aden), Leah Aini (Grecia, Turchia), Yael Berda (Tunisia), Aharon Shem-Tov (Iraq, Kurdistan Iraniano), Yosi Ohana (nato in Marocco), Yali Hashash (Libia, Yemen), Yonit Naaman (Yemen, Turchia), Orly Noy (nata in Iran), Gadi Alghazi (Yugoslavia, Egitto), Mati Shemoelof (Iran, Iraq, Siria), Eliana Almog (Yemen, Germania), Yuval Evri ((Iraq), Ophir Tubul (Marocco, Algeria), Moti Gigi (Marocco), Shlomit Lir (Iran), Ezra Nawi (Iraq), Hedva Eyal (Iran), Eyal Ben-Moshe (Yemen), Shlomit Binyamin (Cuba, Siria, Turchia), Yael Israel (Turchia, Iran), Benny Nuriely (Tunisia), Ariel Galili (Iran), Natalie Ohana Evry (Marocco, Gran Bretagna), Itamar Toby Taharlev (Marocco, Gerusalemme, Egitto), Ofer Namimi (Iraq, Marocco), Amir Banbaji (Siria), Naftali Shem-Tov (Iraq, Kurdistan Iraniano), Mois Benarroch (nato in Marocco), Yosi David (Tunisia, Iran), Shalom Zarbib (Algeria), Yardena Hamo (Kurdistan Iracheno), Aviv Deri (Marocco) Menny Aka (Iraq), Tom Fogel (Yemen, Polonia), Eran Efrati (Iraq), Dan Weksler Daniel (Siria, Polonia, Ucraina), Yael Gidnian (Iran), Elyakim Nitzani (Libia, Iran, Italia), Shelly Horesh-Segel (Marocco), Yoni Mizrahi (Kurdistan), Betty Benbenishti (Turchia), Chen Misgav (Iraq, Polonia), Moshe Balmas (Marocco), Tom Cohen (Iraq, Polonia, Inghilterra), Ofir Itah (Marocco), Shirley Karavani (Tunisia, Libia, Yemen), Lorena Atrakzy (Argentina, Iraq), Asaf Abutbul (Polonia, Russia, Marocco), Avi Yehudai (Iran), Diana Ahdut (Iran, Gerusalemme), Maya Peretz (Nicaragua, Marocco), Yariv Moher (Marocco, Germania), Tami Katzbian (Iran), Oshra Lerer (Iraq, Marocco), Nitzan Manjam (Yemen, Germania, Finlandia), Rivka Gilad (Iran, Iraq, India), Oshrat Rotem (Marocco), Naava Mashiah (Iraq), Zamira Ron David (Iraq) Omer Avital (Marocco, Yemen), Vered Madar (Yemen), Ziva Atar (Marocco), Yossi Alfi (nato in Iraq), Amira Hess (nata in Iraq), Navit Barel (Libia), Almog Behar (Iraq, Turchia, Germania).
La lista è aperta a chiunque desideri partecipare.

רוח ג’דידה / רוח חדשה 2011
מכתב בנות ובני יוצאי ארצות ערב והאיסלאם בישראל לבנות ובני דורנו במזרח התיכון ובצפון אפריקה
אנחנו, כצאצאיות וצאצאים לקהילות היהודיות בעולם הערבי והמוסלמי, במשרק ובמגרב, וכדור שני ושלישי של מזרחים בישראל, מתבוננים בהתרגשות רבה ובסקרנות עצומה בתפקיד המרכזי שתופסים באומץ כה רב הנשים והגברים בני דורנו ברחבי העולם הערבי בהפגנות ובמחאות למען חירות ושינוי. אנו מלאי הזדהות ותקווה באשר לעתיד המהפכות שזכו להצלחה, בתוניסיה ובמצרים, וחשים כאב ומתח לאור אובדן החיים הרב בלוב, בחריין, תימן, סוריה ומקומות נוספים.
המחאה של בני דורנו כנגד הדיכוי, כנגד משטרים משעבדים ומנצלים, והקריאה לשינוי, לחירות ולכינון משטרים דמוקרטיים, אשר יאפשרו את השתתפות האזרחים בתהליכים הפוליטיים, מסמלת רגע דרמטי בהיסטוריה של המזרח-התיכון וצפון-אפריקה שנקרע מזה דורות בין כוחות שונים, חיצוניים ופנימיים, אשר רמסו את זכויותיהם הפוליטיות, הכלכליות והתרבותיות של רוב אזרחיו.
אנחנו ישראלים, ואנחנו צאצאים ליהודים שחיו במזרח התיכון ובצפון-אפריקה במשך מאות ואלפי שנים. אבותינו ואמהותינו תרמו להתפתחות תרבות האזור, והיוו חלק ממנה. כך גם עבורנו, תרבות ארצות האיסלאם ותחושת השייכות רבת הדורות לאזור הן חלק בלתי נפרד מזהותנו. אנחנו חשים שותפות להיסטוריה הדתית, התרבותית והלשונית של המרחב המזרח-תיכוני והצפון-אפריקאי, אף על פי שדומה ש”נשכחנו” כבני היסטוריה זאת: ראשית בישראל, המדמיינת עצמה כמצויה בין יבשת אירופה לבין צפון-אמריקה; שנית בעולם הערבי, אשר דומה כי קיבל פעמים רבות את הדיכוטומיה בין יהודים לערבים ואת הדמיון של היהודים כאירופאים, והעדיף להדחיק את ההיסטוריה של היהודים-הערבים כפרק שולי בעברו, או ככזה שכלל לא התקיים; ושלישית, יש להודות, בתוך הקהילות המזרחיות עצמן, אשר פעמים רבות, בעקבות הקולוניאליזם המערבי, הלאומיות היהודית והלאומיות הערבית, התביישו בעבר המשותף להן ולעמי ערב, וכך פעמים רבות ניסינו להשתלב בזרמים החזקים יותר בחברה, תוך מחיקה או צמצום של עברנו. ההשפעות ההדדיות העצומות בין התרבות היהודית לערבית היו נתונות לניסיון מחיקה קשה בדורות האחרונים, אך גם ניתן להבחין בסימניהן במרחבים רבים בחיים, ביניהם המוזיקה, התפילה, הלשון והספרות.
אנחנו מבקשים לבטא את ההזדהות ואת התקוות שלנו בשלב זה של מעבר דורות בהיסטוריה המזרח-תיכונית והצפון-אפריקאית, ומקווים כי הוא יביא פתח לחירויות ולצדק, ולחלוקה הוגנת של המשאבים של האזור, ופונים אל בנות ובני דורנו בעולם הערבי והמוסלמי בשאיפה לדיאלוג כן אשר יכיל אותנו בתוך ההיסטוריה והתרבות של האזור.
התבוננו בתמונות מתוניסיה ומכיכר א-תחריר בקנאה, לאור היכולת לארגן התנגדות אזרחית לא אלימה אשר הצליחה להוציא מאות אלפים אל הרחובות והכיכרות, ואילצה בסופו של דבר את השליטים להתפטר. גם אנחנו חיים במציאות שלטונית שעל אף התיימרותה להציג חזות נאורה ודמוקרטית אינה מייצגת חלקים נרחבים מאוכלוסיית המדינה, בשטחים ובתוך הקו הירוק, רומסת את הזכויות הכלכליות של רוב האזרחים, נמצאת בתהליך של צמצום החירויות הדמוקרטיות, ובונה חומות גזעניות מול תרבות המזרח היהודית והערבית. אך בשונה מאזרחי תוניסיה ומצרים אנחנו עדיין רחוקים מן היכולת ליצור סולידריות בין הקבוצות השונות כמו זו שנראתה במצרים ובתוניסיה, להתאחד ולצעוד יחדיו, כלל התושבים, אל הכיכרות בתביעה למשטר צודק, אזרחית, כלכלית ותרבותית.
אנו מאמינים כי המאבק שלנו כמזרחים בישראל על זכויותינו הכלכליות, החברתיות והתרבותיות, נשען על ההבנה ששינוי פוליטי אינו יכול להישען על מעצמות המערב אשר ניצלו את אזורנו ואת אזרחיו לאורך דורות ארוכים. שינוי חייב לנבוע מתוך דיאלוג פנים אזורי, ומתוך חיבור למאבקים השונים המתנהלים כיום בארצות ערב, ובאופן ספציפי גם למאבקים של הפלסטינים אזרחי ישראל, לזכויות פוליטיות וכלכליות שוות בתוך מדינת ישראל, ועצירת דחיקתם הגזענית, ושל הפלסטינים בגדה ובעזה, החיים תחת כיבוש צבאי, בתביעתם לסיום הכיבוש ולעצמאות.
במכתבנו הקודם קראנו בעקבות נאום אובמה בקהיר ב-2009 לעליית הזהות המזרח-תיכונית הדמוקרטית ולשותפותנו בתוכה. עתה אנו מקווים כי הדור שלנו, בכל רחבי העולם הערבי, המוסלמי והיהודי, יהיה דור של גשרים מחודשים, שידלגו על פני החומות והאיבה של הדורות הקודמים, ויחדשו את הדיאלוג העמוק, שאנחנו איננו יכולים להבין את עצמנו בלעדיו, בין יהודים, סונים, שיעים ונוצרים, בין ערבים, כורדים, בֶּרְבֶּרִים, תורכים ופרסים, בין מזרחים לאשכנזים, בין פלסטינים לישראלים. כבעלי עבר משותף אנו מביטים בהזדהות ובתקווה גם אל עבר העתיד. אנחנו מאמינים בדיאלוג הפנים אזורי, שמטרתו לתקן ולשקם את כל מה שנהרס בדורות האחרונים, כמפתח לחידוש מודל השותפות המוסלמי-יהודי-נוצרי של אנדלוס, בעזרת השם, אינשאללה, וכפתח לתור-זהב תרבותי והיסטורי של ארצותינו. תור-זהב זה לא יוכל להיווצר ללא אזרחות דמוקרטית שווה, ללא צדק חלוקתי כלכלי במשאבים ובהזדמנויות ובחינוך, ללא שיוויון בין נשים וגברים, וקבלת בני האדם כולם, על אמונתם, צבעם, מעמדם, מינם, נטיותיהם המיניות ועדתם, כחלקים שווים בבניית החברה החדשה לה אנו שואפים. אנו מחוייבים להשגת מטרות אלו, בדיאלוג מתמיד בין כל אזרחי האזור, ובדיאלוג שלנו עם יהודים מקבוצות שונות בארץ ובעולם.
על החתום:
שבא סלהוב (לוב), נעמה גרשי (תימן, סרביה), יעל בן-יפת (עיראק, עדן), לאה איני (נשדידן-תורכיה, יוון), יעל ברדה (תוניסיה), אהרון שם-טוב (כורדיסטאן האיראנית, עיראק), יוסי אוחנה (יליד מרוקו), יאלי השש (תימן, לוב), יונית נעמן (תימן, תורכיה), אורלי נוי (ילידת איראן), גדי אלגזי (מצרים, יוגוסלביה), מתי שמואלוף (סוריה, עיראק, איראן), אליענה אלמוג (תימן, גרמניה), יובל עברי (עיראק), אופיר טובול (מרוקו, אלג’יריה), מוטי גיגי (מרוקו), שלומית ליר (איראן), עזרא נאווי (עיראק), חדוה אייל (איראן), אייל בן-משה (תימן), שלומית בנימין (תורכיה, סוריה, קובה), יעל ישראל (איראן, תורכיה), בני נוריאלי (תוניסיה), אריאל גלילי (איראן), נתלי אוחנה-עברי (מרוקו, בריטניה), איתמר טובי טהרלב (מצרים, ירושלים, מרוקו), עופר נמימי (עיראק, מרוקו), אמיר בנבג’י (סוריה), נפתלי שם-טוב (כורדיסטאן האיראנית, עיראק), מואיז בן-הראש (יליד מרוקו), יוסי דוד (איראן, תוניסיה), שלום זרביב (אלג’יריה), ירדנה חמו (כורדיסטאן העיראקית), אביב דרעי (מרוקו), מני אקא (עיראק), תום פוגל (תימן, פולין), ערן אפרתי (עיראק), דן וקסלר דניאל (סוריה, פולין, אוקראינה), יעל גידניאן (איראן), אליקים ניצני (לבנון, איראן, איטליה), שלי חורש-סגל (מרוקו), יוני מזרחי (כורדיסטאן), אופיר איטח (מרוקו), בטי בנבנישתי (תורכיה), חן משגב (עיראק, פולין), משה בלמס (מרוקו), תום כהן (עיראק, פולין, אנגליה), שירלי קרוואני (תימן, לוב, תוניסיה), לורנה אטרקצי (עיראק, ארגנטינה), אסף אבוטבול (מרוקו, רוסיה, פולין), אבי יהודאי (איראן), דיאנה אחדות (איראן, ירושלים), מאיה פרץ (מרוקו, ניקרגואה), יריב מוהר (מרוקו, גרמניה), תמי קצביאן (איראן), אושרה לרר (עיראק, מרוקו), ניצן מנג’ם (תימן, פינלנד, גרמניה), רבקה גילעד (עיראק, איראן, הודו), אושרת רותם (מרוקו), נאווה משיח (עיראק), שרי אהרוני (עיראק, ארצות-הברית), ג’מילה יפית ביסו (ילידת סוריה), יגאל דוד (עיראק, מרוקו), זמירה רון דוד (עיראק), עומר אביטל (מרוקו, תימן), ורד מדר (תימן), זיוה עטר (מרוקו), יוסי אלפי (יליד עיראק), אמירה הס (ילידת עיראק), נוית בראל (לוב), אלמוג בהר (עיראק, תורכיה, גרמניה)
הרשימה פתוחה למצטרפות ולמצטרפים נוספים